

24. La funzione storica dell'Illuminismo.

Da: F. Diaz, Politici e ideologi, in Storia della letteratura
italiana, a cura di E. Cecchi-N. Sapegno, sesto, Il Settecento,
Garzanti, Milano, 1968.

La vastissima storiografia sull'Illuminismo  stata da sempre
accompagnata da valutazioni contrastanti sulle idee di cui esso fu
portatore. A partire dall'Ottocento gli storici di orientamento
conservatore hanno espresso considerazioni negative sull'et dei
lumi in quanto responsabile di aver formato le basi ideologiche
della Rivoluzione francese; un recente indirizzo storiografico ha
ritenuto di individuare nel pensiero illuminista pi radicale le
premesse del totalitarismo fascista e comunista. Al di l delle
valutazioni di merito, dettate spesso pi da posizioni politiche
che da approfondimenti storiografici, non si pu negare che
l'Illuminismo ha segnato una tappa fondamentale nella storia della
societ, come mostra nel seguente passo lo storico italiano Furio
Diaz.


Nel suo razionalismo, nel suo spirito critico contro credenze
cieche, pregiudizi tradizionali, abusi inveterati, nella sua
aspirazione umanitaria a trasformare le condizioni di vita dei
popoli, assicurando loro prosperit e benessere, tutela della loro
libert e dei loro diritti, nella sua lotta contro il conformismo
e l'oscurantismo, per il trionfo dell'osservazione sperimentale e
della scienza, nella sua ansia di eliminare privilegi e
ingiustizie, il movimento delle lumires and ben oltre la prassi,
le realizzazioni e gli insuccessi dell'assolutismo riformatore.
Da un lato, il suo universalismo, il suo umanitarismo
cosmopolitico dette il definitivo tracollo alle pretese della
vecchia ragion di stato e critic ante litteram [riferito ai
nazionalismi, intende dire prima ancora che il fenomeno si
manifestasse con i suoi caratteri distintivi] i furori dei futuri
nazionalismi, promuovendo una solidariet degli spiriti
nell'adesione alle idee di progresso e di rinnovamento critico e
razionale, da qualunque parte esse pervenissero, senza riguardo
alle suddivisioni nazionali e agli interessi contingenti e
particolaristici dei vari governi. La grande lotta che i
philosophes [filosofi, appellativo che si erano attribuiti gli
illuminsiti francesi perch si sentivano portatori di un moderno
spirito filosofico] francesi sostennero fra gli anni 50 e 60 fu in
prima linea appunto caratterizzata dalla rivendicazione del
diritto della ragione di trarre i suoi esempi di progresso da
realt pi progredite della francese, quali il sistema di governo
dell'Inghilterra e le convinzioni filosofiche di Federico secondo
di Prussia, entrambi nemici della Francia nella guerra dei Sette
Anni. Proprio sul finire del conflitto, sar Voltaire a riassumere
il senso di quella presa di posizione, scrivendo all'amico
Damilaville: Che i birbanti di Parigi sappiano che il signor Pitt
[William Pitt il Vecchio, 1707-1778, importante uomo politico
inglese] non avrebbe mai proibito la stampa dell' Enciclopedia;
che sappiano che la nostra nazione diviene sempre pi l'obbrobrio
del genere umano.
E d'Alembert ribadiva il valore ideologico che i philosophes
avevano dato alla guerra, fino a desiderare la sconfitta del
proprio paese e dei suoi alleati: ... se volete sapere la mia
scala di valori, io trovo che un filosofo vale pi che un re, un
re che un ministro, un ministro che un intendente, un intendente
che un consigliere di parlamento, un consigliere che un gesuita
... A proposito poi del re di Prussia, eccolo l che nonostante
tutto resta a galla, e io penso proprio come voi, in qualit di
francese e d'essere pensante, che questa  una gran fortuna per la
Francia e per la filosofia. Questi Austriaci sono dei cappuccini
insolenti ... e io vorrei vederli annientati insieme alla
superstizione ch'essi proteggono ....
D'altro lato, delle due anime che spesso sembrano combattersi in
seno alla politica illuministica, e cio la fiducia, che prevale
in alcuni momenti di Voltaire e sempre nei fisiocrati [esponenti
della fisiocrazia, una dottrina economica diffusasi verso la met
del Settecento, secondo la quale nella societ esiste un ordine
naturale analogo a quello che si trova nella natura fisica],
nell'opera di un monarca assoluto rischiarato dalla ragione, e la
rivendicazione invece, in nome della ragione, dei diritti di
libert individuale e di partecipazione dei cittadini al potere,
contro le pretese del dispotismo, non si pu certo dire che sia
la prima a trionfare. A parte la teoria della democrazia diretta,
ancorata alla piccola repubblica ideale, di Rousseau,  Voltaire
stesso che, dopo i giovanili entusiasmi per le libert inglesi,
dopo tante singole campagne o sortite per la libert degli
individui, nelle opere della avanzata maturit scioglie il nodo di
tante sue contraddizioni in espressi inni alla libert, che  la
legge fondamentale di tutte le nazioni:  l'unica legge che non
tollera prescrizioni, perch  una legge di natura; e gi il
tradizionale imbarazzo degli illuministi nella scelta di un
preciso programma politico, di una determinata forma di governo
sembrava in lui risolversi nella indicazione di un governo
liberale, non importa se repubblicano o monarchico: In una
repubblica degna di questo nome, la libert di pubblicare i propri
pensieri  un diritto naturale del cittadino. Pu servirsi della
penna come della voce: non deve essere pi proibito lo scrivere
che il parlare; e i delitti commessi con la penna devono essere
puniti come i delitti commessi con la parola: tale legge  la
legge in Inghilterra, paese monarchico, ma dove tutti gli uomini
sono pi liberi che altrove, perch sono pi illuminati.
Finch, dopo gli articoli della Enciclopedia in favore di una
rappresentanza nazionale, proprio negli anni in cui l'assolutismo
illuminato sembrava compiere la sua parabola nella brutale
politica di potenza attuata da Federico secondo e da Caterina
secondo con la prima spartizione della Polonia, Diderot getter in
faccia alla zarina, sua amica e protettrice, e che per vari mesi
l'aveva accolto a Pietroburgo con tutti gli onori, il ripudio che,
in nome della libert, il pensiero illuminista faceva degli
infingimenti e delle doppiezze dei despoti riformatori: Non c'
alcun vero sovrano all'infuori della nazione; non pu esserci vero
legislatore se non il popolo;  raro che un popolo si sottometta
sinceramente a leggi che gli s'impongono; egli le amer, le
rispetter, vi ubbidir, le difender come la sua propria opera,
solo se ne  lui stesso autore ... Il secondo punto di cui il
codice [il codice di leggi che Caterina aveva ostentato di voler
fare] deve offrirmi la decisione,  qual sorta di governo la
nazione pu scegliere. L'imperatrice di Russia  certamente un
despota. La sua intenzione  di conservare il dispotismo e
trasmetterlo ai suoi successori, o invece di rinunciarvi? Se ella
conserva per s e per i suoi successori il dispotismo, faccia il
suo codice come le piacer, non avr niente a che fare col voto
della sua nazione. Se vi rinunzia, che questa rinunzia sia formale
....
Oscillazioni e incertezze, tatticismi e impennate, speranze
perdute e testi rimasti inediti: sono spesso i tratti
dell'evolversi difficile e tormentato del pensiero politico delle
lumires. Ma poich, corrispondendo alle esigenze di sviluppo
economico e di riscatto politico di ampi ceti sociali, al bisogno
di libert della coltura e del commercio dei prodotti agricoli,
alla incipiente spinta della rivoluzione industriale, pubblicate
o no queste idee si diffusero nelle lites pensanti di tutta
Europa investendo ora di consensi ora di critiche l'opera dei
governanti,  ad esse che bisogna rifarsi per ripercorrere il
cammino che il pensiero illuministico e riformatore compi anche
in Italia.
